Abbiamo chiesto all’Avvocato di fare il punto sulla Normativa che disciplina l’uso dei Sottoprodotti di Origine Animale negli impianti a Biogas.

  • Doppio requisito? Ambientale e Sanitario
  • Chi e quando può eseguire trattamenti sui SOA senza pregiudicarne il riconoscimento?

Ecco la risposta:


I sottoprodotti di origine animale (di seguito, anche solo SOA) possono essere gestiti all’interno degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati a biogas nel rispetto delle disposizioni legislative e regolamentari inerenti, rispettivamente, il profilo sanitario ed il profilo ambientale.

Gli aspetti normativi di carattere sanitario sono contenuti nei Regolamenti CE 1069/2009 e 142/2011.

Siffatte fonti legislative comunitarie prevedono, in estrema sintesi, che:

  • I sottoprodotti di origine animale possano essere utilizzati e trasformati in impianti di produzione di energia elettrica alimentati a biogas;
  • Il processo di utilizzo deve essere previamente autorizzato dall’Amministrazione sanitaria (ASL) competente territorialmente;
  • La previa autorizzazione all’utilizzo dei singoli SOA non è richiesta laddove l’impianto di produzione di biogas abbia già ottenuto il provvedimento di riconoscimento, emesso dall’ASL ai sensi del Regolamento 1069/2009, all’utilizzo di una pluralità di tipologie di SOA;
  • La pastorizzazione/igienizzazione di un singolo SOA può essere effettuata da un soggetto terzo (rispetto al produttore del SOA ed anche all’utilizzatore) in possesso di una specifica autorizzazione sanitaria che lo abiliti a quel trattamento.

Sotto il profilo ambientale, vengono in considerazione innanzitutto gli articoli 184-bis e 185 del D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 (di seguito, anche solo Codice dell’Ambiente), che, rispettivamente, definiscono la nozione di sottoprodotto e delimitano il campo di applicazione del Codice.

Una matrice, affinché possa essere qualificata come sottoprodotto (e possa, conseguentemente, essere gestita come tale all’interno di un impianto biogas) deve possedere quattro requisiti:

  1. La sostanza o l’oggetto è originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante, e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto;
  2. È certo che la sostanza o l’oggetto sarà utilizzato, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi;
  3. La sostanza o l’oggetto può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale;
  4. L’ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l’oggetto soddisfa, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o la salute umana.

L’articolo 185 precisa che i SOA destinati ad essere trasformati in impianti biogas sono soggetti alle norme contenute nella Parte IV (gestione dei rifiuti), ne consegue che un SOA che sia qualificato come sottoprodotto ai sensi dell’articolo 184-bis potrà essere gestito liberamente all’interno di un impianto biogas, mentre un SOA qualificabile come rifiuto potrà essere utilizzato all’interno di un impianto biogas unicamente previo rilascio dell’autorizzazione alla gestione di rifiuti, di cui all’articolo 208 del d.lgs. 152/2006.

Sotto il profilo ambientale, rilevano poi le disposizioni contenute nel DM 13 ottobre 2016 (di seguito, anche solo DM Sottoprodotti) “Regolamento recante criteri indicativi per agevolare la dimostrazione della sussistenza dei requisiti per la qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti e non come rifiuti”; in particolare, l’articolo 6 del citato DM prevede espressamente che solo il produttore, e non l’utilizzatore finale (impianto di biogas) e/o l’eventuale intermediario, possa svolgere trattamenti sulla matrice qualificabile come sottoprodotto.

Siffatti trattamenti dovranno essere svolti (dal produttore) nel medesimo processo produttivo, come precisato dall’articolo 4 del DM.

I trattamenti diversi dalla normale pratica industriale svolti dal produttore e tutti i trattamenti svolti da eventuali intermediari e/o dai gestori degli impianti biogas mutano la qualità della biomassa, che dovrà essere considerata un rifiuto e non un sottoprodotto.

Ciò discende dalla lettura dell’articolo 6 del DM, che limita i trattamenti alla sola fase di produzione e non anche alla sua successiva movimentazione.

Infine, l’allegato 1 al DM Sottoprodotti individua puntualmente le tipologie di SOA ammesse all’utilizzo negli impianti biogas.

Avv. Anteo Massone – Studio Legale Cresta e Associati, Torino

Avete dubbi sull’applicazione della Normativa? Inviateceli e faremo rispondere l’avvocato.