L’estate è alle porte e con lei il richiamo ancestrale delle vette, dei boschi freschi e dei panorami che riempiono gli occhi e l’anima. In quanti puntano alla montagna anche per fare un po’ di sana attività fisica? Sicuramente questo può essere un buon proposito ma è fondamentale ricordare come la montagna non sia palestra a cielo aperto, ma un ecosistema vivo, delicato, che ci accoglie e ci chiede in cambio una sola cosa: rispetto. Andare in montagna è un’esperienza che cammina letteralmente sulle nostre gambe, certo, ma per essere davvero trasformativa deve coinvolgere soprattutto la testa e il cuore. Significa prepararsi, essere consapevoli e muoversi come ospiti gentili in una casa che non è la nostra.
Che si tratti di una passeggiata tra i pascoli in fiore, un trekking autunnale tra i colori del foliage o un’escursione con le ciaspole sulla neve fresca, le regole non scritte del buon camminatore non cambiano. Ecco un decalogo per vivere la montagna in modo sostenibile e consapevole, 365 giorni l’anno.
L’improvvisazione è nemica della sicurezza. Prima di partire, studia il percorso: controlla la difficoltà, il dislivello e la durata stimata. Le app e i siti specializzati sono ottimi strumenti, ma non dimenticare di consultare il bollettino meteo locale, che in montagna può cambiare con una rapidità sorprendente. Comunica sempre a qualcuno il tuo itinerario e l’orario previsto per il rientro. Questo semplice gesto, valido tanto per un’escursione estiva quanto per una ciaspolata invernale, è una fondamentale polizza sulla vita.
Non serve avere sempre l’ultimo modello di scarpone per godersi un sentiero. L’attrezzatura migliore è quella funzionale, durevole e, se possibile, sostenibile. Privilegia la qualità alla quantità: pochi capi tecnici e versatili valgono più di un armadio pieno di attrezzatura mediocre. Prima di comprare, valuta l’usato o il noleggio, soprattutto per l’equipaggiamento specifico come le ciaspole. E quando un capo si usura, prova a ripararlo invece di buttarlo. Molte aziende oggi offrono servizi di riparazione o sono specializzate in prodotti realizzati con materiali riciclati.
È il consiglio più antico, ma sempre valido. “Vestirsi a cipolla” è la chiave per affrontare ogni condizione climatica. La regola dei tre strati è perfetta:
Questa è la regola d’oro. In montagna non esistono cestini. Tutto ciò che porti con te, deve tornare a valle con te. Non solo involucri di plastica, ma anche rifiuti organici come bucce di banana o torsoli di mela. Anche se biodegradabili, impiegano mesi (o anni, in quota) per decomporsi, alterando l’ecosistema e attirando animali. Come? Qualcosa può volar via? Strano che però a smarrirsi siano sempre rifiuti vari e mai 50 euro…Quindi porta sempre un sacchetto per raccogliere i tuoi rifiuti e, se trovi quelli abbandonati da altri, compi un piccolo gesto di civiltà e portali via con te.
L’emozione di avvistare un capriolo, una marmotta o una volpe è impagabile. Ma ricorda che sei tu l’intruso. Osservali da lontano, non cercare di avvicinarti e soprattutto non dare loro da mangiare. Abituare gli animali al cibo umano è dannoso per la loro salute e li rende pericolosamente confidenti. Se sei con il tuo cane, tienilo al guinzaglio per non disturbare la fauna selvatica e non spaventare gli animali al pascolo. Rispetta le loro tracce: sono la loro mappa, non un nostro divertimento.
I sentieri non sono semplici scorciatoie, ma percorsi studiati per minimizzare l’impatto umano e l’erosione del suolo. Segui sempre la traccia segnata ed evita di tagliare per i pendii: questo piccolo gesto, ripetuto da centinaia di escursionisti, crea solchi profondi e rovina la vegetazione. Rispetta anche le fonti d’acqua: sono preziose per l’ecosistema. Non usare saponi o detergenti e non inquinare i torrenti.
L’impatto di un’escursione non inizia al sentiero, ma da quando usciamo di casa. Se possibile, raggiungi il punto di partenza con i mezzi pubblici, in treno o in bus. Se l’auto è indispensabile, organizza un carpooling con altri amici o una volta giunto sfrutta il trasporto locale. Ridurre il numero di veicoli sulle strade di montagna diminuisce l’inquinamento, il traffico e il problema dei parcheggi selvaggi che spesso deturpano i punti di accesso ai sentieri.
La montagna è viva grazie alle persone che la abitano tutto l’anno. Quando pianifichi la tua gita, scegli di sostenere l’economia locale. Fermati a pranzare in un rifugio, acquista formaggi o altri prodotti tipici da una malga, bevi un caffè (o magari una tisana alle erbe locali!) nel piccolo bar del paese a fondovalle. Il tuo viaggio può contribuire a far mantenere vive queste comunità, che sono i primi, veri custodi del territorio.
La montagna è il luogo ideale per un po’ di digital detox. Metti il telefono in modalità silenziosa e usalo solo per le emergenze o per orientarti. Ascolta i suoni del bosco: il fruscio del vento tra le foglie, il canto di un uccello, lo scorrere di un ruscello. Allo stesso modo, ascolta i segnali del tuo corpo. Non strafare. Se sei stanco, fermati. Se hai fame, mangia. Rispettare i propri limiti è un atto di intelligenza, non di debolezza.
Tornato a casa, condividi la bellezza della tua giornata. Ma non limitarti a postare il selfie perfetto dalla cima. Racconta cosa hai imparato, le emozioni che hai provato e, soprattutto, condividi i valori del rispetto e della sostenibilità. Ispira gli altri a diventare, come te, escursionisti consapevoli. Il futuro delle nostre montagne dipende dalla capacità di ognuno di noi di camminare non solo con le gambe, ma con la testa e con un cuore grande, capace di meravigliarsi e di proteggere.
Articolo a cura di Letizia Palmisano.
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