Tra le sfide del secolo che l’umanità deve affrontare, una di quelle che non possiamo permetterci di perdere è quella relativa all’oro blu: l’acqua disponibile per le attività antropiche. La strada è tortuosa ma diversi progetti fanno capire che, in alcuni casi, il percorso è quanto meno delineato. Alcune tra queste iniziative vengono portate avanti nella città di Bologna che si candida a diventare un esempio all’avanguardia grazie ad un progetto pilota tanto concreto quanto visionario: “Acqua in circolo”. La sperimentazione, nata dalla sinergia tra istituzioni, mondo della ricerca e cittadinanza attiva, mira a testare e promuovere soluzioni innovative per il risparmio e il riuso dell’acqua in ambiente urbano. L’obiettivo è duplice: ridurre lo spreco di una risorsa preziosa e creare un modello virtuoso replicabile in altre città italiane ed europee.
L’idea di fondo è trasformare le città in ecosistemi più resilienti dove ogni risorsa, inclusa l’acqua, venga valorizzata al massimo.
Il cuore pulsante di “Acqua in circolo” è la sperimentazione sul campo di tre soluzioni tecnologiche, diverse per applicazione ma unite dal comune obiettivo di ottimizzare l’uso dell’acqua. Queste idee non sono state imposte dall’alto, ma progettate e realizzate con il supporto di “Aquaponic Design”, uno spin-off dell’Università di Bologna specializzato in coltivazioni fuori suolo, e affidate a gruppi di cittadini per un monitoraggio attivo.
Un elemento distintivo del progetto “Acqua in circolo” è il suo approccio partecipativo. Attraverso l’“Urban Living Lab”, ENEA ha organizzato incontri aperti alla cittadinanza per discutere del problema della siccità e condividere consigli pratici. I cittadini non sono stati semplici spettatori, ma protagonisti attivi, coinvolti nella gestione e nel monitoraggio delle tre soluzioni, fornendo feedback preziosi per il loro perfezionamento.
Parallelamente, è stato attivato uno “School Living Lab” che ha visto ENEA impegnata in quattro incontri con scuole elementari e medie di Bologna. Ai più piccoli sono state spiegate buone pratiche quotidiane, come preferire la doccia alla vasca da bagno o raccogliere l’acqua fredda che scorre dal rubinetto prima che diventi calda per poi riutilizzarla. Agli studenti delle scuole medie è stato affidato un compito ancora più sfidante: raccogliere dati sulla crisi idrica e monitorare attivamente i consumi d’acqua nelle proprie abitazioni, diventando così ambasciatori del risparmio idrico nelle loro famiglie.
Come sottolineato da Sara Cortesi, ricercatrice ENEA e referente del progetto NiCE, l’esperienza bolognese non è fine a se stessa. “Le attività di ‘Acqua in circolo’ hanno permesso di coinvolgere cittadini, associazioni e organizzazioni pubbliche e private di Bologna per sperimentare insieme soluzioni concrete per usare l’acqua in modo più efficiente e circolare in città“.
Bologna, ancora una volta, si conferma una città che non si limita a parlare di futuro, ma si impegna a costruirlo, goccia dopo goccia, non volendo però lasciare i risultati ottenuti solamente a proprio beneficio.
I dati e le esperienze raccolte confluiranno nella creazione di una “solution box”, una vera e propria “cassetta degli attrezzi” contenente metodi, strumenti, linee guida e buone pratiche. I frutti di questo lavoro saranno messi a disposizione di altre amministrazioni locali e comunità di cittadini per aiutarli a replicare le iniziative di successo, adattandole ai propri contesti e rendendo così le loro città più sostenibili e resilienti alla siccità.
Il progetto – i cui risultati sono stati presentati ad Ecomondo 2025 – è guidato da ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) e vede la partecipazione del Comune di Bologna, di Anci Emilia-Romagna e del Green City Network. La collaborazione si inserisce nel più ampio contesto del progetto europeo NiCE (From niche to centre – City centres as places of circular lifestyles), co-finanziato dal Programma Interreg Central Europe, che promuove stili di vita circolari nei centri urbani.
Articolo a cura di Letizia Palmisano.
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