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Bologna: laboratorio per sperimentare soluzioni innovative per il risparmio idrico replicabili in altre città

Published by Staff IGW on Gennaio 31, 2026

Tra le sfide del secolo che l’umanità deve affrontare, una di quelle che non possiamo permetterci di perdere è quella relativa all’oro blu: l’acqua disponibile per le attività antropiche. La strada è tortuosa ma diversi progetti fanno capire che, in alcuni casi, il percorso è quanto meno delineato. Alcune tra queste iniziative vengono portate avanti nella città di Bologna che si candida a diventare un esempio all’avanguardia grazie ad un progetto pilota tanto concreto quanto visionario: "Acqua in circolo". La sperimentazione, nata dalla sinergia tra istituzioni, mondo della ricerca e cittadinanza attiva, mira a testare e promuovere soluzioni innovative per il risparmio e il riuso dell'acqua in ambiente urbano. L'obiettivo è duplice: ridurre lo spreco di una risorsa preziosa e creare un modello virtuoso replicabile in altre città italiane ed europee.

L'idea di fondo è trasformare le città in ecosistemi più resilienti dove ogni risorsa, inclusa l'acqua, venga valorizzata al massimo.

 

Le tre colonne portanti della sperimentazione

Il cuore pulsante di "Acqua in circolo" è la sperimentazione sul campo di tre soluzioni tecnologiche, diverse per applicazione ma unite dal comune obiettivo di ottimizzare l'uso dell'acqua. Queste idee non sono state imposte dall'alto, ma progettate e realizzate con il supporto di "Aquaponic Design", uno spin-off dell'Università di Bologna specializzato in coltivazioni fuori suolo, e affidate a gruppi di cittadini per un monitoraggio attivo.

  1. L'Aiuola con riserva d'acqua
    Presso gli orti comunali di via Saragozza, un luogo simbolo della socialità e della cura del verde urbano, è stata installata una sorta di fioriera rialzata dotata di una speciale riserva d'acqua sul fondo. Questo sistema, noto anche come "wicking bed" o letto a subirrigazione, rappresenta una soluzione semplice ma estremamente efficace per l'irrigazione di orti e giardini. Insomma la scoperta dell’acqua calda, anzi piovana (o di irrigazione)!
    L'acqua, proveniente da irrigazione o pioggia, non viene dispersa nel terreno sottostante ma si accumula in un serbatoio alla base dell'aiuola. Da qui, per capillarità, risale lentamente verso le radici delle piante, fornendo un'umidità costante e riducendo drasticamente le perdite per evaporazione superficiale. I vantaggi sono molteplici: si riduce la frequenza delle annaffiature, si risparmia il 40% di acqua rispetto all'irrigazione tradizionale e si garantisce alle piante un approvvigionamento idrico stabile, proteggendole da stress idrici. Gruppi di cittadini che gestiscono gli orti sono stati coinvolti direttamente nel monitoraggio, verificando l'efficacia del sistema e suggerendo possibili migliorie.
  2. La torre per coltivazione idroponica: l'orto verticale
    All'interno del Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali (DICAM) dell'Ateneo bolognese, è stata installata una torre per la coltivazione idroponica.
    Le piante vengono coltivate in verticale in colonna, senza l'uso di terra sfruttando la tecnologia idroponica che rappresenta una delle frontiere dell'agricoltura urbana e sostenibile. Le radici sono immerse o irrorate con una soluzione di acqua e nutrienti minerali che circola in un sistema a circuito chiuso. L'acqua non assorbita dalle piante viene raccolta, filtrata, reintegrata con nutrienti e rimessa in circolo. Tale metodo consente un risparmio idrico sbalorditivo: una serie di studi registrano che si può raggiungere anche oltre il 90% di risparmio idrico rispetto all'agricoltura in campo aperto. Inoltre, la verticalità permette di massimizzare la produzione in spazi ridotti, rendendola ideale per contesti urbani come tetti, balconi o cortili.
  3. La cisterna per la raccolta piovana con fitodepurazione integrata
    Nel cortile del co-housing Porto 15 - già esempio di vita comunitaria e sostenibile - è stata collocata una cisterna per la raccolta dell'acqua piovana. La vera innovazione, però, risiede nel sistema di filtraggio naturale ad essa collegato: la fitodepurazione.
    Come funziona è presto spiegato. L'acqua piovana raccolta dai tetti viene convogliata nella cisterna e, prima di essere utilizzata, passa attraverso un piccolo bacino riempito di substrati inerti (come ghiaia e sabbia) e piante acquatiche specifiche (come la canna palustre o il giunco). Queste, attraverso il loro apparato radicale, assorbono le impurità e le sostanze inquinanti presenti nell'acqua depurandola in modo completamente naturale e senza l'uso di agenti chimici. L'acqua così trattata, pur non essendo potabile, diventa idonea per usi non domestici come l'irrigazione di giardini, la pulizia degli spazi esterni o lo scarico dei WC, riducendo significativamente il prelievo di preziosa acqua potabile dall'acquedotto.

 

Il coinvolgimento attivo: Urban e School Living Lab

Un elemento distintivo del progetto "Acqua in circolo" è il suo approccio partecipativo. Attraverso l'"Urban Living Lab", ENEA ha organizzato incontri aperti alla cittadinanza per discutere del problema della siccità e condividere consigli pratici. I cittadini non sono stati semplici spettatori, ma protagonisti attivi, coinvolti nella gestione e nel monitoraggio delle tre soluzioni, fornendo feedback preziosi per il loro perfezionamento.

Parallelamente, è stato attivato uno "School Living Lab" che ha visto ENEA impegnata in quattro incontri con scuole elementari e medie di Bologna. Ai più piccoli sono state spiegate buone pratiche quotidiane, come preferire la doccia alla vasca da bagno o raccogliere l'acqua fredda che scorre dal rubinetto prima che diventi calda per poi riutilizzarla. Agli studenti delle scuole medie è stato affidato un compito ancora più sfidante: raccogliere dati sulla crisi idrica e monitorare attivamente i consumi d'acqua nelle proprie abitazioni, diventando così ambasciatori del risparmio idrico nelle loro famiglie.

 

Verso un futuro sostenibile: la "Solution Box"

Come sottolineato da Sara Cortesi, ricercatrice ENEA e referente del progetto NiCE, l'esperienza bolognese non è fine a se stessa. "Le attività di ‘Acqua in circolo’ hanno permesso di coinvolgere cittadini, associazioni e organizzazioni pubbliche e private di Bologna per sperimentare insieme soluzioni concrete per usare l’acqua in modo più efficiente e circolare in città".

Bologna, ancora una volta, si conferma una città che non si limita a parlare di futuro, ma si impegna a costruirlo, goccia dopo goccia, non volendo però lasciare i risultati ottenuti solamente a proprio beneficio.

I dati e le esperienze raccolte confluiranno nella creazione di una "solution box", una vera e propria "cassetta degli attrezzi" contenente metodi, strumenti, linee guida e buone pratiche. I frutti di questo lavoro saranno messi a disposizione di altre amministrazioni locali e comunità di cittadini per aiutarli a replicare le iniziative di successo, adattandole ai propri contesti e rendendo così le loro città più sostenibili e resilienti alla siccità.

 

Chi ha lanciato il progetto "Acqua in circolo"

Il progetto - i cui risultati sono stati presentati ad Ecomondo 2025 - è guidato da ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile) e vede la partecipazione del Comune di Bologna, di Anci Emilia-Romagna e del Green City Network. La collaborazione si inserisce nel più ampio contesto del progetto europeo NiCE (From niche to centre – City centres as places of circular lifestyles), co-finanziato dal Programma Interreg Central Europe, che promuove stili di vita circolari nei centri urbani.

 

Articolo a cura di Letizia Palmisano.

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