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Incendi in Italia: +44% nel 2025. L’allarme degli esperti: “la colpa è anche di un suolo sempre più povero e degradato”

Published by Staff IGW on Dicembre 2, 2025

Il 2025 si è rivelato un anno nero per il patrimonio boschivo italiano. Secondo i dati del Sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi (EFFIS), ben 424 grandi incendi (su un’area superiore a 30 ettari) hanno devastato il nostro Paese, riducendo in cenere circa 65.000 ettari di vegetazione. Si tratta di un'escalation drammatica, con un aumento del 44% del numero di roghi rispetto alla media registrata tra il 2006 e il 2024. Tuttavia, dietro a questi numeri allarmanti ed amplificati da una evidente crisi climatica, emerge una concausa tanto profonda quanto sottovalutata: la salute del nostro suolo.

Secondo gli esperti del movimento globale "Salva il Suolo", l'incremento degli incendi è direttamente attribuibile alla scarsa qualità e al progressivo degrado dei terreni italiani. Un suolo malato, impoverito della sua componente organica, diventa un complice silenzioso delle fiamme.

 

Il legame nascosto: come un suolo malato alimenta le fiamme

Per comprendere questo nesso, bisogna pensare al suolo come ad una spugna naturale. Un terreno sano, ricco di materia organica, ha un'elevata capacità di trattenere l'acqua piovana, mantiene l'umidità e garantisce che la vegetazione circostante rimanga idratata e, di conseguenza, meno infiammabile. Quando si degrada, invece, il suolo perde questa fondamentale capacità e le piante, non più adeguatamente nutrite e idratate, si seccano più rapidamente, trasformandosi in un combustibile perfetto per gli incendi.

"Gli incendi boschivi non sono più solo un'emergenza estiva, ma sono collegati alla salute del suolo e alla desertificazione a lungo termine", ha spiegato Praveena Sridhar, CTO del movimento Save Soil. "I suoli sani e vivi trattengono acqua e umidità sufficienti a garantire la riduzione degli incendi boschivi diffusi. Sostenere gli agricoltori italiani nella transizione verso un'agricoltura rigenerativa per aumentare la resilienza e il ripristino dei terreni dopo gli incendi è una priorità sia ambientale che economica".

Questo ciclo di siccità e vulnerabilità trasforma interi paesaggi in vere e proprie "polveriere" nelle quali una singola scintilla può innescare disastri. La situazione è particolarmente critica nelle pianure coltivate del Sud Italia e delle isole, dove i livelli di materia organica sono già scesi sotto la soglia critica del 2%, avvicinandosi pericolosamente all'1%.

 

Un circolo vizioso con impatti economici e ambientali devastanti

Gli incendi non sono solo la conseguenza del degrado del suolo, ma ne diventano anche una causa, innescando un devastante circolo vizioso. Le fiamme distruggono la vegetazione superficiale e i preziosi microrganismi che mantengono il terreno fertile e coeso. Il suolo, nudo e indifeso, è quindi esposto all'erosione provocata da piogge intense. Secondo i dati del progetto europeo Soil4Life, l'Italia perde ogni anno la cifra record di 8,3 tonnellate di suolo per ettaro, il dato più allarmante in Europa.

Le conseguenze sono molteplici e gravissime:

  • contaminazione delle acque. Ceneri e detriti trasportano residui tossici nei fiumi e nelle falde acquifere, aggravando problemi preesistenti come l'inquinamento da pesticidi e le alte concentrazioni di nitrati. L'ISPRA monitora già 15.000 siti potenzialmente contaminati che richiedono urgenti interventi di bonifica;
  • rischio idrogeologico. La perdita di suolo fertile aumenta esponenzialmente il rischio di frane e alluvioni che, secondo le stime dell'ISPRA, interessano già circa il 23% del territorio nazionale;
  • costi economici. La Coldiretti ha quantificato in 400 milioni di euro il costo annuale della sola perdita di suolo per l'agricoltura, una cifra destinata a crescere con l'aumento degli eventi estremi.

 

La prevenzione attiva: il ruolo cruciale della gestione forestale

Accanto alla rigenerazione del suolo agricolo, emerge con forza un'altra strategia cruciale per la prevenzione: la gestione forestale attiva e sostenibile, promossa da organizzazioni come FSC Italia e PEFC Italia. Un bosco abbandonato a se stesso accumula grandi quantità di biomassa secca (rami, foglie, sottobosco) che funge da accelerante per le fiamme. Al contrario, una gestione responsabile – che include diradamenti selettivi, pulizia del sottobosco, creazione di fasce tagliafuoco e una viabilità forestale efficiente – rende le foreste più resilienti e meno vulnerabili.

Un esempio virtuoso, oggetto di recente studio, è stato l'incendio sul Mombracco (CN) nell'agosto 2025: grazie agli interventi di gestione attiva realizzati nell'ambito del progetto LIFE ClimatePositive, i danni sono stati significativamente contenuti e ciò è stato possibile perché un bosco gestito in modo responsabile - rispetto a quelli che non lo sono - ha meno possibilità di subire incendi considerando che vengono sviluppate una serie di azioni preventive e che, in ogni caso, la gestione virtuosa rallenta il fuoco e protegge quindi i territori e le comunità.

 

Articolo a cura di Letizia Palmisano.

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