Planetary Health Check: i segnali vitali del pianeta sono in allarme

La comunità scientifica non lascia spazio a dubbi: ci troviamo di fronte a una crisi planetaria imminente. Le soluzioni esistono già: ridurre progressivamente l’uso dei combustibili fossili, migliorare l’efficienza nell’impiego delle risorse naturali e orientare i sistemi alimentari verso modelli più sani e sostenibili. Percorsi che possono generare benefici condivisi per l’intera società. La possibilità di costruire un futuro climatico ancora gestibile è aperta, ma il tempo a disposizione è limitato. Il fallimento non è un destino inevitabile: è il risultato delle scelte che verranno fatte.
Con queste parole Johan Rockström, direttore del Potsdam Institute for Climate Impact Research, ha concluso il suo intervento rivolto ai Capi di Stato durante l’ultima Assemblea generale delle Nazioni Unite del 24 Settembre 2025.
Il giorno dopo viene presentato l’ultimo Planetary Health Check, report annuale sullo stato di salute del pianeta Terra prodotto annualmente dal Potsdam Institute for Climate Impact Research.
Il report evidenzia che 7 dei 9 Planetary boudaries sono stati superati, indicando che l’umanità sta operando al di fuori dello spazio di sicurezza che garantisce la stabilità del sistema Terra[1].
Ma che cosa sono i planetary boudaries? Essi sono stati definiti per la prima volta nel 2009 come solo 7 da un gruppo internazionale di scienziati riuniti nello Stockholm Resilience Centre. Nel 2023, sono stati aggiunti ulteriori due processi. I Planetary boundaries sono le soglie che mantengono la vita sulla Terra all’interno di confini di sicurezza. Il loro superamento aumenta il rischio di perdita di stabilità, di sistemi di supporto alla vita e della capacità della natura di assorbire shock e danni.[2]

I planetary boundaries sono i seguenti:
- Cambiamento climatico (climate change);
- Modifica dell’integrità della biosfera (Change in Biosphere Integrity);
- Cambiamento sistema “suolo” (land system change);
- Modificazione del ciclo dell’acqua (freshwater change);
- Modificazioni dei cicli biogeochimici (modification of biogeochemical flows);
- Acidificazione degli oceani (Ocean acidification);
- Aumento degli aerosol atmosferici (increase atmospheric aerosol landing);
- Esaurimento dell’ozono stratosferico (stratospheric ozone depletion);
- Inquinamento chimico (introduction of novel entities).
Il superamento di 7 planetary boundaries
I primi 7 sono i confini planetari che risultano oltrepassati: il Planetary Health Check utilizza una serie di indicatori per valutare se ciascun confine planetario si trovi in uno spazio di sicurezza, in una zona di rischio o oltre il limite di sicurezza.

Cambiamento climatico
Questo confine riguarda la concentrazione di gas serra in atmosfera e l’aumento della temperatura globale. Il Planetary Health Check evidenzia che l’accumulo di CO₂ e altri gas climalteranti ha spinto il sistema climatico oltre la soglia di sicurezza, aumentando il rischio di cambiamenti climatici non lineari e di eventi estremi sempre più frequenti.
Integrità della biosfera (biodiversità)
Il confine dell’integrità della biosfera misura la capacità degli ecosistemi di mantenere le loro funzioni attraverso la diversità biologica. La perdita accelerata di specie e la riduzione delle popolazioni animali e vegetali hanno compromesso questo confine, riducendo la resilienza degli ecosistemi terrestri e marini.
Uso del suolo
Questo confine valuta la conversione degli ecosistemi naturali, come foreste e praterie, in aree agricole o urbane. L’espansione delle attività umane ha superato i limiti di sicurezza, alterando profondamente i cicli ecologici, il bilancio del carbonio e la capacità del suolo di sostenere la biodiversità.
Cicli biogeochimici dell’azoto e del fosforo
Il confine dei cicli biogeochimici riguarda l’immissione di azoto e fosforo nell’ambiente, principalmente attraverso fertilizzanti agricoli e attività industriali. L’eccesso di questi nutrienti ha superato i livelli sostenibili, causando fenomeni come eutrofizzazione delle acque e degrado degli ecosistemi acquatici.
Uso delle risorse idriche (acqua dolce)
Questo confine misura la pressione esercitata sull’acqua dolce superficiale e sotterranea. L’estrazione e l’alterazione dei flussi idrici hanno superato lo spazio operativo sicuro in molte regioni del mondo, con impatti sulla disponibilità d’acqua, sugli ecosistemi e sulle attività umane.
Inquinamento chimico (novel entities)
Il confine delle novel entities include sostanze chimiche di sintesi, come pesticidi, plastiche e altri composti persistenti. La produzione e il rilascio di queste sostanze hanno oltrepassato la capacità del sistema Terra di valutarne, gestirne e assorbirne gli effetti, rappresentando un rischio crescente per ecosistemi e salute umana.
Acidificazione degli oceani
Questo confine riguarda l’assorbimento di CO₂ da parte degli oceani e la conseguente diminuzione del pH delle acque marine. L’acidificazione ha superato la soglia di sicurezza, compromettendo la capacità degli organismi marini, come coralli e molluschi, di formare strutture calcaree e alterando gli equilibri degli ecosistemi oceanici.
Il Planetary Health Check sottolinea che il superamento simultaneo di più confini aumenta il rischio di effetti a cascata e di perdita di resilienza del sistema Terra.
Il report evidenzia inoltre che il superamento dei confini planetari non rappresenta una soglia simbolica, ma un aumento concreto del rischio di cambiamenti ambientali non lineari, difficilmente reversibili. Il messaggio centrale è chiaro: più ci si allontana dallo spazio operativo sicuro, maggiore è la probabilità di destabilizzare i sistemi naturali da cui dipendono le società umane.
Uno spazio di azione ancora aperto
Nonostante il quadro tracciato dal Planetary Health Check sia allarmante, il messaggio che emerge non è di resa, ma di responsabilità e possibilità. I confini planetari non rappresentano un punto di non ritorno automatico, bensì un potente strumento di orientamento: indicano dove intervenire, con quale urgenza e con quali leve.
Governare la complessità ambientale significa oggi integrare conoscenza scientifica, visione strategica e capacità di trasformazione. Per le imprese, questo si traduce nell’opportunità di ripensare modelli di business, filiere e processi in chiave resiliente, riducendo i rischi e creando valore nel lungo periodo. Per le istituzioni e i territori, significa costruire politiche basate su evidenze solide e obiettivi misurabili.
La transizione verso uno spazio operativo sicuro per l’umanità è ancora possibile, ma richiede scelte informate, collaborazione e competenze adeguate. È in questo spazio che la consulenza ambientale può fare la differenza: trasformare i dati in decisioni, i limiti in traiettorie di innovazione e la consapevolezza in azione concreta.
Il futuro non è già scritto. Dipende dalle decisioni che prendiamo oggi — e da come scegliamo di accompagnare il cambiamento.
[1] Planetary Health Check – Our planet’s vital signs are flashing red, https://www.planetaryhealthcheck.org



