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Povertà energetica: cos’è e perché riguarda tutti noi

Published by Staff IGW on Novembre 28, 2025

Se ne parla sempre più spesso con l’arrivo dell’inverno, ma anche durante le ondate di calore estive che hanno introdotto nel dibattito pubblico la povertà da raffrescamento (cd "cooling poverty"). La povertà energetica è un'emergenza silenziosa che dura 365 giorni l'anno nonché un indicatore di disuguaglianza sociale ed un freno alla transizione ecologica. Non si tratta semplicemente di non poter pagare una bolletta, ma per milioni di persone consiste nell'impossibilità di accedere a servizi energetici essenziali per condurre una vita dignitosa e in salute. Analizziamo questo fenomeno complesso, dalle sue manifestazioni in Italia alle sue drammatiche conseguenze nel resto del mondo.

 

Povertà energetica: una definizione oltre la bolletta

Cosa significa, esattamente, vivere in povertà energetica? Secondo la definizione più completa tale espressione rappresenta la condizione nella quale un nucleo familiare non ha la possibilità di accedere ad un paniere di servizi energetici fondamentali per il proprio benessere. Questi servizi includono non solo il riscaldamento in inverno e il raffrescamento in estate, ma anche l'illuminazione, l'uso di elettrodomestici per la conservazione del cibo e la cottura nonché l'accesso all'informazione e alla comunicazione.

Il problema è multidimensionale e si manifesta principalmente in tre modi:

  1. spesa eccessiva (affordability). Una famiglia è costretta a spendere una quota sproporzionata del proprio reddito per le forniture energetiche;
  2. consumo insufficiente. Per far fronte ai costi, la famiglia riduce i consumi energetici al di sotto della soglia necessaria per il proprio benessere, vivendo in case fredde d'inverno e troppo calde d'estate;
  3. bassa qualità dei servizi. L'infrastruttura energetica o l'abitazione stessa sono talmente inefficienti da non garantire un comfort adeguato, anche a fronte di una spesa energetica elevata.

Tutto ciò si traduce in un problema economico che porta a vivere in una vera e propria trappola sociale che impatta sulla salute, sull'istruzione e sull'inclusione.

 

Il volto della povertà energetica in Italia: tra redditi bassi ed edifici colabrodo

Se pensate che tutto ciò riguardi solo realtà lontane, purtroppo vi sbagliate. In Italia, la povertà energetica non è un fenomeno marginale: secondo l'ultimo rapporto dell'OIPE (Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica), il 9% delle famiglie (il numero più alto dal 1997) pari a circa 2,36 milioni (nel 2022 era circa 2,2 milioni le famiglie pari all'8,5% della popolazione totale) si trovavano in questa condizione, con un'incidenza che sale fortemente nel Mezzogiorno e nelle famiglie con stranieri.

Nel nostro Paese le cause di questo fenomeno sono principalmente due e si alimentano a vicenda.

Da un lato il basso reddito e l’alta incidenza dei costi energetici. L'aumento vertiginoso dei prezzi dell'energia degli ultimi anni ha colpito duramente le famiglie a basso reddito che vedono la quota di spesa per le bollette "divorare" una parte sempre maggiore delle entrate a discapito di altre voci di spesa primarie come cibo e cure mediche. Dall’altro il patrimonio edilizio inefficiente: l'Italia ha un parco immobiliare tra i più vecchi e meno efficienti d'Europa. Oltre il 60% degli edifici è stato costruito prima dell'entrata in vigore delle prime normative sul risparmio energetico (1976). Vivere in un "edificio colabrodo" con scarsa coibentazione, infissi vecchi ed impianti obsoleti significa sprecare enormi quantità di energia per riscaldare o raffrescare, pagando bollette altissime per un comfort termico minimo.

In questo contesto si inserisce la già citata cooling poverty: con estati sempre più torride a causa della crisi climatica, non potersi permettere un climatizzatore o il suo utilizzo diventa un rischio concreto per la salute, specialmente per anziani, bambini e persone affette da patologie croniche.

 

Povertà energetica nel mondo: un problema di accesso e salute

Se in Italia il problema è l'accessibilità economica ad una rete esistente, in molte aree del Sud del mondo la povertà energetica assume un volto ancora più drammatico: la totale mancanza di accesso all'energia moderna.

Secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA), circa 770 milioni di persone nel mondo non hanno accesso all'elettricità e oltre 2 di persone utilizzano ancora combustibili solidi ed inquinanti (legna, carbone, sterco animale) per cucinare e riscaldarsi.

Le conseguenze sono devastanti, soprattutto dal punto di vista sanitario. La combustione di biomassa in ambienti chiusi e poco ventilati genera un fumo tossico che è tra le principali cause di malattie respiratorie acute, polmoniti, ictus e cancro ai polmoni. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che l'inquinamento atmosferico domestico sia responsabile di oltre 3 milioni di morti premature ogni anno (WHO, Household air pollution). Le vittime principali sono donne e bambini, ovverosia i soggetti che trascorrono più tempo in casa e sono direttamente esposti ad esalazioni come quelle dei fumi della cottura dei cibi. La mancanza di elettricità, inoltre, limita le opportunità di istruzione (i bambini, ad esempio, non possono studiare dopo il tramonto) e di sviluppo economico.

 

Combattere la povertà energetica: quali soluzioni?

Affrontare la povertà energetica richiede un approccio integrato che combini misure sociali a breve termine con interventi strutturali a lungo termine. Non esiste una soluzione unica, ma un ventaglio di possibilità da adattare ai diversi contesti.

Per l'Italia e i paesi sviluppati vanno presi in considerazione molteplici approcci. Ecco alcuni dei principali.

Efficienza energetica degli edifici.

È necessario innanzitutto riqualificare il patrimonio edilizio attraverso l'isolamento termico, la sostituzione degli infissi e l'installazione di impianti efficienti in modo da ridurre strutturalmente il fabbisogno energetico delle famiglie, abbassando le bollette in modo permanente. Politiche come i bonus edilizi, se ben progettate e indirizzate prioritariamente a chi ha più bisogno, sono uno strumento fondamentale per la lotta alla povertà energetica.

Sostegno al reddito e tariffe sociali.

Misure come il "Bonus Sociale Energia" in Italia sono cruciali per dare un sollievo immediato alle famiglie in difficoltà, ma non risolvono il problema alla radice e, quindi, devono essere considerate come un tampone e non come la cura.

Promozione delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER).

Le CER permettono a cittadini, imprese e amministrazioni locali di produrre, consumare e condividere energia prodotta da fonti rinnovabili. Questo modello può consentire di abbassare i costi dell'energia per i membri della comunità e al contempo promuovere la democrazia energetica e accelera la transizione ecologica dal basso.

Per i paesi in via di sviluppo la situazione ovviamente cambia. Alcune delle possibili misure possono essere:

  • sviluppo di reti e micro-reti. Estendere la rete elettrica nazionale è fondamentale, ma per le aree rurali e remote le soluzioni decentralizzate come le micro-reti alimentate da rinnovabili sono spesso più rapide ed economiche;
  • soluzioni off-grid. La diffusione di sistemi solari domestici (Solar Home Systems) sta rivoluzionando l'accesso all'energia, fornendo illuminazione e la possibilità di ricaricare piccoli dispositivi a milioni di persone, con un impatto immediato sulla qualità della vita;
  • accesso a tecnologie di cottura pulita (Clean Cooking). Sostituire le stufe tradizionali con fornelli efficienti e puliti (a biomassa migliorata, a etanolo, elettrici) è una priorità di salute pubblica per salvare milioni di vite.

 

Articolo a cura di Letizia Palmisano.

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