Biowaste tra ripresa e resilienza

La Terra è un pianeta ricco di risorse eppure, come ben sappiamo, al genere umano non bastano mai e, infatti, continuiamo a sostenere livelli di consumo come se avessimo a disposizione 1,7 Terre.
Partendo da tale consapevolezza, come insegnano i principi dell’economia circolare, dobbiamo attuare modelli sviluppo diversi: i sistemi economici devono essere ridisegnati per consentire un equilibrio tra i processi produttivi, le richieste di risorse e i limiti ecosistemici.
Biowaste, risorsa per l’economia circolare
Tra gli esempi positivi in tal senso, in Italia, possiamo indicare la bioeconomia.
Il riciclo dell’organico è, infatti, ritenuto strategico sia ai fini del raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Unione Europea per la transizione al modello di economia circolare, sia per proseguire, in Italia, il percorso verso la decarbonizzazione.
Per approfondire tali temi, da qualche giorno, potete trovare nelle librerie “BIOWASTE tra Ripresa e Resilienza” (Edizioni Ambiente) di Massimo Centemero, direttore del Consorzio Italiano Compostatori, e da Elisabetta Bottazzoli, esperta di Sostenibilità ed Economia Circolare. Frutto della collaborazione con numerosi esperti, l’opera - che è il secondo volume della collana “Organic Biorecycling” - descrive il settore del riciclo dell’organico e del compost in Italia. Il primo volume della collana - “Biowaste, una risorsa per l’economia circolare” - , edito nel 2020, aveva approfondito i risvolti positivi di una corretta gestione dell’organico in termini di decarbonizzazione, di attenuazione del riscaldamento globale, di conservazione della fertilità dei suoli, di diffusione della raccolta differenziata e di riduzione degli sprechi nonché di produzione di fertilizzanti organici rinnovabili.
Il volume riporta dati, studi e approfondimenti e i numeri raccolti dal Rapporto annuale del Consorzio Italiano Compostatori. Leggendo il saggio scopriamo, ad esempio, che in Italia la produzione di compost ha superato due milioni di tonnellate l’anno. Lo stesso Centemero ci ricorda che “sia il compost che il digestato dal 2022 potranno essere liberamente commercializzati tra gli stati membri europei in virtù dello status di End of Waste (rifiuto cessato) a seguito dell’adozione del Regolamento Fertilizzanti. A questi si aggiunge il biometano che, prodotto soprattutto dagli impianti che trattano il rifiuto organico proveniente dalle nostre raccolte differenziate, sta procedendo verso quote che si avvicinano ai duecento milioni di metri cubi l’anno”.
Il contributo della bioeconomia in termini di mitigazione dei cambiamenti climatici
All’interno del quadro degli obiettivi europei di taglio delle emissioni climalteranti entro il 2050 per ridurre l’aumento delle temperature entro i 2°C, la filiera del compost può garantire un importante contributo. A spiegare le ragioni di ciò e a fornire i numeri riportati nel libro ci ha pensato Lorenzo Forni (Segretario nazionale Prometeia) nel capitolo “La ricerca di Promoteia e CIC. il valore economico, occupazionale del settore del Biowaste”. Il processo di compostaggio consente di ridurre le emissioni legate alla eliminazione dei rifiuti compostabili tramite combustione o al loro stoccaggio in discarica, ma non solo: si possono produrre combustibili alternativi a quelli fossili come il biometano che può essere immediatamente utilizzato. Inoltre, sottolinea Forni, la filiera del compost è strettamente legata alla diffusione dell’idrogeno quale fonte di energia.
Attualmente il comparto del riciclo dei rifiuti organici garantisce un ottimo contributo nei percorsi di mitigazione ai cambiamenti climatici in termini di risparmio di emissioni italiane, con promettenti prospettive di sviluppo.
In tal senso la recente ricerca relativa a nuove fonti di energia per i settori difficili da elettrificare, come il trasporto a lunga distanza e l’industria pesante, sta andando verso l’idrogeno che, però, deve essere estratto e, per essere sostenibile, deve essere ottenuto da fonti rinnovabili come quelle collegate alla produzione di biogas e biometano.
In base ai dati prospettici emersi dalla ricerca di Prometeia e CIC, il contributo del comparto del compost può essere calcolato in un un incremento di 4 milioni di tonnellate di CO2 risparmiate al 2018 fino a un valore massimo di 7 milioni di tonnellate al 2050. “Associato a questo risultato, la ricerca ha quantificato il valore economico di tale risparmio di emissioni lungo i più probabili sentieri di transizione futuri, ottenendo un livello di benefici in termini di maggiore livello di Pil pari a un intervallo compreso tra lo 0,30 e 0,45 punti percentuali medi annuali. Questi benefici macroeconomici e ambientali devono essere accompagnati da investimenti coerenti volti a potenziare soprattutto la produzione di biometano e dei suoi derivati e dei prodotti del riciclo organico per poter ottenere in linea potenziale un ampio aumento del fatturato, anche superiore al 300% al 2050”.
In relazione agli investimenti è importante ricordare, sottolinea Forni, che il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) dell’Italia ha stanziato 80 miliardi di euro in 5 anni in progetti verdi per accelerare il processo di decarbonizzazione economica e di transizione energetica, tra cui “idrogeno verde e blu”, “mobilità e trasporti sostenibili”, “autoproduzione di energia nel settore agricolo e accrescimento del contributo dell’agricoltura al contrasto del cambiamento climatico” e “riforestazione quale strumento nell’ottica di carbon capture”.
Il libro si conclude riportando esperienze del Consorzio Italiano Compostatori, proposte per migliorare l’efficienza e la qualità del riciclo dei rifiuti organici, dai singoli cittadini fino ai sistemi di raccolta e agli impianti industriali, con un’attenzione particolare agli sviluppi e alle innovazioni possibili e con una serie di contributi di professionisti ed esperti su temi quali le sfide climatiche, gli obiettivi di economia circolare e la transizione digitale.
Articolo a cura di Letizia Palmisano



